| Information | | Member Group: | Clienti | | Member Title: | il Divorato | | Home Page: | No Information | | Birthday: | 25 June 1984 | | Location: | Da un tenebroso abisso di livore | | Interests: | No Information |
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Ti invoco, popolo dei morti, vi supplico, funebri dèi. Tu, cieco Caos, tu, buia dimora del tenebroso Plutone. Anime avvinte alle rive del Tartaro, nell'antro della Morte orrenda, lasciate i vostri supplizi e accorrete a queste nuove nozze. […] Vieni ora, astro delle notti, chiamato dai miei sortilegi, vieni col tuo volto più terribile, in ogni tua fronte minacciando.
Per te, al modo della mia gente, io ho sciolto dal nodo i miei capelli e, nudi i piedi, percorso selve misteriose; da aride nubi ho evocato la pioggia, ho respinto i mari nel profondo: e poi che le sue onde erano vinte, Oceano ritrasse le sue acque rigonfie. […]
L'ho sconvolto, io, l'ordine delle stagioni: è fiorita d'estate, al mio incantesimo, la terra, Cerere ha offerto d'inverno le sue messi, l'acqua impetuosa del Fasi è risalita alle sorgenti e il Danubio, che in tanti rivi è diviso, ha frenato per tutto il suo corso le sue onde selvagge. Mugghiarono i flutti, si gonfiò il mare impazzendo nel mentre il vento cadeva.
È tempo che tu assista al sacrificio che ti dedico, Febo! Per te, con le mie mani sanguinose, ho intessuto queste ghirlande, legate da nove serpenti. Ecco per te le membra che furono di Tifeo, il ribelle che scosse il trono di Giove. Qui c'è il sangue di Nesso: lo donò, il perfido traghettatore, mentre esalava la vita. Qui in un pugno di cenere c'è tutto il rogo dell'Eta, che bevve il veleno di Ercole. Ecco, guarda, il tizzo di Altea, la vendicatrice, pia sorella e madre empia. Queste penne, l'Arpia le lasciò nel suo antro impenetrabile, nel fuggire Zete. Queste altre, non dimenticarle, sono degli uccelli dello Stímfalo, feriti da frecce avvelenate col sangue dell'Idra. […] Per te, su questo altare di zolle macchiato di sangue, io offro un rito solenne; per te ha acceso fuochi notturni la fiaccola sottratta ad un sepolcro; per te, muovendo il capo, a collo riverso, ho detto le mie formule; per te cinge questa benda, al modo dei funebri riti, i miei capelli disciolti; per te è agitato questo ramo, intriso dell'acqua dello Stige, per te, nudo il petto come menade, ferirò le mie braccia col sacro coltello. Sgorghi il mio sangue sull'altare! Impara a stringere la spada, mano mia, e non tremare al sangue che ti è caro. Ecco, mi sono colpita, ho versato il liquido sacro.
Ti invoco troppo sovente? Te ne lamenti? Io ti prego di perdonarmi. Se continuo a invocare il tuo arco, figlia di Perseo, una sola è la causa, sempre quella: Giasone. Tu impregnale, ora, le vesti di Creusa, sì che, non appena le indossi, fiamma serpeggiante la divori sino al midollo delle ossa. […] Mi ha dato la sua potenza, insegnandomi l'arte di nasconderla, quel Prometeo che sconta, nel suo fegato che sempre si rinnova, il furto che commise in cielo. Un fuoco coperto di zolfo sottile mi ha donato Vulcano, e da Fetonte mio consanguineo ho avuto guizzi di vivida fiamma. Doni mi ha dato, dalla sua testa centrale, la Chimera, e mie sono, strappate dalla gola ardente del toro, fiamme commiste a fiele di Medusa, cui ingiunsi di tener segreto il loro maleficio.
Ai veleni, Ecate, aggiungi degli stimolanti, conserva ai miei doni tutti i germi di fuoco che nascondono. Che ingannino lo sguardo, sfuggano a tutto. Che penetri nel petto e nelle vene il loro fuoco. Si sciolgano le membra, fumino le ossa […]. I miei voti vengono esauditi.
Tre volte l'audace Ecate ha latrato, tre volte ha sprizzato sacri fuochi dalla sua funebre torcia.
Il maleficio è pronto.
Seneca, Medea |
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